Non mi era mai capitato di entrare in un negozio per un normale acquisto e uscirne invece con un’idea preziosa tra le mani. Ma a pensarci bene la cosa non avrebbe dovuto stupirmi tanto, in certi suoi angoli Pienza può riservare sorprese bizzarre. Amo passarci le vacanze proprio perché tra l’armonia dei suoi spazi si svolge la vita tranquilla di persone tra le più disparate, di artigiani con alle spalle tradizioni e culture curiose, di turisti così sbadati da scordarsi di tornare nel loro paese.

Lungo il sentiero panoramico che si snoda alle spalle del Duomo c’era il laboratorio dove Luisa lavorava ai suoi lini raffinati. Affabile, accogliente, passare da lei era un piacere al di là degli acquisti di stagione, c’era lo svago di interessanti scambi di opinione tra sorrisi aperti, buona musica in sottofondo. Quel pomeriggio le note di Tchaikovsky alla radio riportarono in un attimo me all’adolescenza tra i prati di Clarens e Luisa tra i leggii dell’orchestra in cui suonava. Era una violinista, non lo sapevo. Violinista, archivista musicale… la sua vena sentimentale l’aveva allontanata dai riflettori di un grande teatro d’opera per condurla in Val d’Orcia. Ma una volta entrata, la musica difficilmente molla la presa. Ecco perché nell’accennarle a una proprietà per cui cercavo un impiego insolito, si illuminò e mi propose di dedicarla alla musica. Ragionammo insieme: gli spazi, la quiete del bosco, gli amici musicisti: avevamo tutto quello che serviva, inclusa la pazzia per passare dalla teoria alla pratica.

Gioia. La gioia era l’idea centrale: condividere e comunicare la gioia che si prova suonando uno strumento musicale, qualunque esso sia, la gioia di poter migliorare e mettersi alla prova, di immergersi nella natura, di far nascere nuove amicizie e di aprirsi agli altri, a tutti con una parola d’ordine internazionale: A440.

Il primo passo era fatto.

Gioia e musica si traducono per me nel Concerto per clarinetto e orchestra di Mozart.